La barzelletta del paziente e il medico distratto ti farà ridere per giorni

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché il cervello umano trova certe cose divertenti? Gli studiosi hanno identificato diverse teorie: la più accreditata è la cosiddetta teoria dell’incongruenza, secondo cui ridiamo quando il nostro cervello si aspetta qualcosa e riceve invece qualcosa di completamente diverso. Un cortocircuito cognitivo che il corpo scarica attraverso la risata. E non siamo soli in questo: anche alcuni animali ridono, o qualcosa di molto simile. I ratti, per esempio, emettono ultrasuoni durante il gioco che i ricercatori considerano una forma di ilarità. Gli scimpanzé, invece, hanno un’espressione facciale inequivocabile quando vengono solleticati. Quanto agli esseri umani, la risata ha una storia lunga e sorprendente. Gli Antichi Romani, per dire, non erano certo tipi seri: le loro barzellette preferite riguardavano medici incompetenti, mariti traditi e stranieri goffi. Il Philogelos, una raccolta di barzellette greche e romane risalente al IV secolo d.C., è considerato il primo libro di umorismo della storia occidentale. Insomma, l’ironia è una costante dell’umanità, molto più antica di quanto si pensi. E con questo spirito vi presentiamo la barzelletta di oggi, che — guarda caso — ha proprio un medico come protagonista.

La barzelletta del medico e le compresse

Un uomo si reca dal suo medico a causa di terribili dolori allo stomaco. Dopo averlo visitato, il dottore gli prescrive delle compresse dicendogli:

– Queste pastiglie sono molto forti, perciò le raccomando di prenderne una il lunedì, salti il martedì, una il mercoledì, salti il giovedì, una il venerdì, salti il sabato e la domenica… e così via fino a quando non avrà finito la confezione.

Tre settimane dopo, l’uomo torna dal medico, il quale gli domanda:

– Va meglio il suo stomaco?

Il paziente risponde:

– Il mio stomaco va meglio, sì… ma potrebbe darmi qualche medicina per le gambe? Con tutto quel saltare mi fanno un male tremendo!

Perché fa ridere?

Questa barzelletta è un classico esempio di doppio senso linguistico: il medico usa il verbo “saltare” nel senso di omettere, non prendere la compressa in un determinato giorno. Il paziente, invece, lo interpreta alla lettera, immaginando di dover saltare fisicamente come un bambino nel cortile. Il risultato è un equivoco perfetto, costruito su una parola sola. La comicità nasce proprio lì: nell’abisso tra ciò che il medico intendeva dire e ciò che il paziente ha capito — e, soprattutto, ha fatto per tre settimane di fila.

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