Ridere è una delle poche cose che gli esseri umani fanno senza bisogno di istruzioni. Neurologicamente parlando, la risata attiva il sistema limbico, la parte più antica del nostro cervello, e rilascia dopamina ed endorfine. Insomma, è una droga — legale e gratuita. Ma cosa ci fa ridere, esattamente? Secondo la teoria dell’incongruenza, ci fa ridere tutto ciò che viola le nostre aspettative in modo non minaccioso: un imprevisto che non fa male, un cortocircuito logico che il cervello risolve con una risata. E non siamo gli unici: studi etologici hanno dimostrato che anche i ratti e i grandi primati ridono, anche se il loro senso dell’umorismo lascia un po’ a desiderare (nessuno di loro ha ancora scritto una barzelletta decente). Nell’Antica Roma, l’ironia era già un’arma affilatissima: si rideva soprattutto dei potenti, dei politici e degli stranieri. Cicerone era noto per le sue battute taglienti quanto i suoi discorsi. Duemila anni dopo, il bersaglio preferito non è cambiato poi molto: la politica, la burocrazia e il posto fisso restano fonti inesauribili di comicità. Come dimostra questa barzelletta su Catania, un elefante e un impiego pubblico.
La Barzelletta: L’Elefante del Comune di Catania
Il sindaco di Catania decide di sostituire l’emblema della città — il classico elefante di roccia lavica — con uno in carne, ossa e proboscide. Così telefona direttamente a Moira Orfei.
«Moira, per caso hai un elefante da vendermi?»
Moira ci pensa su un attimo e risponde: «Sì, sì! Ne ho uno che sta nel mio circo da trent’anni, bravissimo. Se gli dici di alzare una zampa, la alza. Se gli dici di alzare la proboscide, la alza. Se gli dici di roteare la coda, la rotea. Un professionista, insomma.»
Il sindaco è al settimo cielo. Acquista l’elefante e organizza una grande presentazione alla stampa per svelare il nuovo simbolo vivente della città.
Il grande giorno arriva. Telecamere, giornalisti, fotografi. Il sindaco si avvicina all’elefante con tutta la sua autorità istituzionale e dichiara:
«Dumbo, alza la zampa!»
L’elefante non si muove.
«Dumbo, muovi la coda!»
Niente. Immobile come una statua di basalto.
Il sindaco, verde di rabbia, telefona immediatamente a Moira Orfei per protestare. Lei arriva di corsa, si avvicina all’animale e gli chiede spiegazioni sottovoce.
E l’elefante, con tutta la calma del mondo:
«Senti, Moira, finché ero al circo lavoravo sodo, e va bene. Però ora che ho trovato un posto in comune… me la potrò pure prendere comoda, no?»
Perché Questa Barzelletta Funziona (e Fa Ridere)
Il meccanismo comico è classico ma riuscitissimo. Per tutta la barzelletta, l’elefante è presentato come un lavoratore modello: preciso, obbediente, affidabile. La svolta finale ribalta completamente questa aspettativa — ed è lì che scatta la risata.
Il colpo di genio sta nel doppio significato di “posto in comune”: da un lato, il ruolo ufficiale di simbolo del Comune di Catania; dall’altro, l’allusione al posto fisso nel settore pubblico, stereotipicamente associato a ritmi di lavoro… diciamo, contemplativi. L’elefante non è pigro per natura: ha semplicemente capito le regole del gioco prima di molti suoi colleghi bipedi.
