Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta: secondo il neurologo Robert Provine, la risata è un meccanismo sociale prima ancora che emotivo. Serve a creare legami, a segnalare appartenenza a un gruppo, a stemperare la tensione. Non a caso, si ride il 30% in più in compagnia rispetto a quando si è soli. E non siamo gli unici: anche ratti e scimpanzé producono qualcosa di simile alla risata quando giocano, come ha documentato la ricercatrice Jaak Panksepp. Certo, i ratti non apprezzano le barzellette sui carabinieri, ma il principio è lo stesso.
Anche nella storia l’umorismo ha radici profonde. Gli Antichi Romani ridevano eccome: Cicerone nel De Oratore dedicò un intero libro all’ars iocandi, l’arte di far ridere. Si ironizzava su politici, avvocati, sui vezzi dei potenti e sulle assurdità della vita quotidiana. Marziale, nei suoi epigrammi, era quello che oggi chiameremmo un comico graffiante. Insomma, il bisogno di ridere è antico quanto l’umanità stessa, e cambia forma ma non sostanza.
La barzelletta
Un signore esce da un night, ubriaco fradicio, dopo una serata a brindare, festeggiare e brindare ancora. Sale sulla sua Ferrari e si dirige verso casa. A una rotonda trova i carabinieri che lo fermano. Il signore abbassa il finestrino e i carabinieri esclamano:
«Mamma mia, che puzza di alcol! Abbiamo bevuto, eh? Forza, patente e libretto, che qui sequestriamo tutto!»
«Ma no, ho solo sorseggiato un goccettino per il compleanno di un amico, stavo tornando tranquillo tranquillo a casa mia…»
Il signore prende i documenti e, dentro la patente, infila due banconote da 500 euro. I carabinieri aprono la patente, si scambiano un sorrisetto e gli dicono:
«Va bene, sei a posto. Ora vattene a casa!»
La scena si ripete altre due volte, con banconote sempre più modeste: prima 100 euro, poi 50. Alla quarta fermata, però, il signore ha le tasche vuote. Nella patente riesce a mettere solo qualche spicciolo, il suo orologio, le monetine raccolte dal cruscotto e, con devozione, il santino di Padre Pio.
I carabinieri aprono la patente, ridono a crepapelle e gli dicono:
«Va bene, ci prendiamo pure tutta ‘sta roba. Basta che ora esci da ‘sta rotonda, che è mezz’ora che ci passi sempre davanti!»
Perché fa ridere?
Il colpo di scena finale ribalta tutto: il lettore si aspetta un’ulteriore trattativa, invece scopre che il protagonista girava in tondo da mezz’ora senza accorgersene, credendo di essere fermo. L’umorismo nasce dall’incongruenza tra ciò che il personaggio pensa di fare (tornare a casa in modo dignitoso, nonostante tutto) e ciò che sta realmente facendo (girare in circolo su una rotonda, ubriaco, davanti agli stessi carabinieri). Il santino di Padre Pio è il tocco di genio finale: un ultimo atto di fede involontariamente comico, perché in quel momento ne avrebbe davvero bisogno.
